Febbraio al Riccio Il doppio

IL DOPPIO: IL RUOLO E LA MASCHERA FRA VERITÀ E FALSITÀ

La maschera indossata dagli attori del teatro antico era il mezzo che consentiva loro, di volta in volta, di interpretare diversi personaggi.


Ma anche ognuno di noi, non solo a carnevale, ma nella vita quotidiana indossa delle “maschere” coincidenti con i diversi ruoli sociali che va a ricoprire assumendo di conseguenza differenti schemi di comportamento.


Nel teatro greco la maschera se da un lato simboleggiava e caratterizzava il personaggio interpretato dall’attore, dall’altro fungeva da vera e propria “cassa di risonanza” della voce consentendogli di raggiungere con la recitazione il vasto pubblico che aveva di fronte.


Tutt’altro che una falsificazione o un nascondiglio, dunque, ma al contrario un mezzo per facilitare l’identificazione sia dell’attore che del pubblico stesso con le vicende dei personaggi.


Eppure è doveroso ricordare la maschera di pirandelliana memoria, simbolo della mistificazione alienante delle richieste della società moderna, dei ruoli spersonalizzanti che ognuno di noi sarebbe chiamato a ricoprire perdendo di vista sé stesso e la propria vera identità.


Anche la psicologia sociale mette risalto come, ricoprire un determinato ruolo sociale conforme a determinate attese comportamentali, alimenti ingenue e riduttive semplificazioni stereotipali del senso comune come quelle fra ruoli professionali e presunte caratteristiche di personalità.


Carl Gustav Jung, nelle sue formulazioni sui temi universali dell’inconscio collettivo, individuò in quella che chiamò “Persona” (nel senso etimologico di maschera) quel ruolo o copione che ognuno svolge in determinate circostanze per rispondere alle richieste del mondo esterno.


Un’eccessiva rigidità della Persona, e quindi della maschera, corrisponde ad un’eccessiva identificazione con essa a discapito di tutto ciò che non le si conforma relegato nella parte “Ombra” della personalità.


Adottare invece in maniera flessibile e non rigida una maschera per poter uscire e rientrare nei diversi ruoli sociali esprime coerenza e continuità del sé a garanzia di un senso di identità relativamente stabile che può sfruttare attitudini e capacità personali in accordo con le proprie ambizioni e i propri progetti.

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