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Viaggio nel mondo degli archetipi

ARCHETIPI IN PSICOLOGIA

Partendo dall’analisi dei sogni dei suoi pazienti, Jung riscontra come certe immagini, concetti e situazioni vissute in sogno e non riguardanti l’esperienza personale, siano in qualche modo innate nella mente umana, o meglio, derivino da un inconscio collettivo, condiviso ed ereditato assieme al patrimonio genetico.
James Hillman, allievo di Jung, porta a un’evoluzione ulteriore la teoria degli archetipi, andando a delineare una psicologia archetipica che si stacca dalla terapia individuale e va a collegarsi con le forme culturali e immaginative dell’arte, della poesia, della mitologia, della narrativa. Se di guarigione si può parlare, essa arriva attraverso il riconoscimento di quegli archetipi che agiscono nelle persone, nel mondo. La psicologia archetipica punta a guarire le idee, il mondo, più che l’individuo, attraverso il mito.
La psicologia archetipica considera strettamente collegate la mitologia e la psicologia ma di questo
parleremo in modo più approfondito in un prossimo articolo.

JUNG: L’INCONSCIO PERSONALE E L’INCONSCIO COLLETTIVO
Nel definire la struttura della psiche, Jung parte dall’immagine di un iceberg immerso nel mare: la parte emergente corrisponde all’Io, la coscienza mentre la parte sommersa rappresenta l’inconscio ed è molto più ampia di quella che esce dall’acqua.
Jung si è sporcato le mani nell’inconscio: non lo ha solo esplorato e conosciuto attraverso le esperienze cliniche con i suoi pazienti, ma lo ha attraversato con la propria sofferenza e il proprio dolore. Entrare nel dolore, passargli in mezzo è servito a Jung per comprendere ed elaborare un nuovo modello teorico:
“l’unico modo – Jung arriverà a dire – per guidare un paziente nel suo inconscio, è attraversare il proprio ed averne diretta esperienza”.
Attraversare e vivere la malattia psichica, portò Jung a suddividere l’inconscio in personale e collettivo. Se l’inconscio personale è patrimonio del singolo individuo ed è frutto delle sue esperienze personali di vita, l’inconscio collettivo è archetipico.
Jung, che era un grande studioso delle civiltà, si rese dell’esistenza di tematiche ricorrenti riguardanti l’animo umano che superavano le barriere culturali e temporali. Secondo Jung, infatti, le esperienze individuali legate all’infanzia sono solo una parte dell’inconscio e sono quelle che affiorano in analisi sottoforma di ricordi. Ma esistono esperienze filogenetiche, legate proprio al nostro essere umani, che danno origine ad immagini collettive che entrano in relazione con i vissuti personali. Proprio questa interazione, la relazione tra inconscio personale e inconscio collettivo, rende unico ogni essere umano e rende altrettanto unica anche la patologia di cui quell’individuo si fa portatore. L’inconscio personale diventa, quindi, un filtro attraverso il quale noi diamo significato alle immagini archetipiche legate all’inconscio collettivo.
Esisterebbe per Jung una sola mente, un patrimonio di immagini ereditate e comune a tutti gli uomini: i sogni premonitori, le intuizioni, le idee improvvise, possono considerarsi come un modo che l’inconscio collettivo utilizza per rendersi manifesto, quindi, cosciente.

GLI ARCHETIPI PRINCIPALI
Jung individua diversi archetipi, di cui parleremo anche nei prossimi articoli, ma tra i più importanti ci sono:

 ANIMA

rappresenta il lato femminile presente in ogni essere umano, come ad esempio l’emotività e sensibilità

ANIMUS

è l’essenza maschile presente in ogni essere umano, quale il coraggio, l’estroversione e l’aggressività

OMBRA

con essa si fa riferimento alla parte più primitiva e guidata dagli istinti, la più incontrollabile, quella che si oppone alle leggi e alla morale. Un esempio è Mr. Hyde, Ombra del Dr. Jekyll, che è guidato dalla violenza e aggressività. Dato che tutti gli archetipi sono presenti in ognuno di noi, questo vuol dire che anche l’Ombra è parte di noi: il compito più difficile è proprio quello di trovare un equilibrio con questo lato oscuro

PERSONA

dall’etrusco phersu “maschera sociale”, l’immagine pubblica che scegliamo di mostrare agli altri, dietro cui l’individuo si nasconde. Naturalmente, l’utilizzo troppo rigido di questo archetipo può portare allo sviluppo di una personalità patologica, completamente sottomessa all’altro e non in grado di rispondere ai propri bisogni, bensì a quelli altrui

LA GRANDE MADRE

rappresenta valori come l’amore, la cura, la protezione, tipici di una madre

IL VECCHIO SAGGIO

rappresenta l’intelligenza e la razionalità.

Tutti questi archetipi possono presentarsi nei sogni o essere rappresentati nella nostra società sotto forma di simboli. Ad esempio, l’archetipo Ombra spesso si presenta come una strega, un mostro o in generale un essere istintuale; il Vecchio Saggio come un eroe, un sapiente…
La difficoltà principale, per l’individuo, è quella di mantenere un equilibrio tra tutti questi archetipi, senza lasciarsi “impossessare” da uno di essi rischiando di creare una situazione che Jung definisce di Inflazione: se per esempio l’archetipo del Vecchio Saggio domina sugli altri, l’individuo può credere di possedere la saggezza assoluta e credersi un profeta.
Altre suddivisioni presentano archetipi diversi, ma sostanzialmente condividono gli stessi punti chiave.

Nel prossimo articolo vi racconteremo dei 12 archetipi della personalità elaborati da Jung, categorizzazione usata in diversi ambiti, come la psicoterapia, il marketing e l’arte.

Dott.ssa Mariagrazia De Gioia

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