Effetto Pigmalione: fenomeno psicologico dell’aspettativa

Effetto Pigmalione

Partendo dal presupposto della branca conoscitiva della Psicologia Sociale – la quale cerca di comprendere perché in determinate situazioni sociali l’essere umano agisce in un determinato modo – “veleggiamo” ora sospinti dalla brezza di quell’affascinante mare blu della mente umana, che per sua natura è anche sociale. 

Capirne il motivo, di cui sopra, ci aiuta a spiegare eventi più o meno importanti – a volte positivi e a volte negativi – della nostra vita, come: quel primo appuntamento, il colloquio di lavoro, il senso di solitudine provata il nostro primo giorno di scuola, come anche l’incertezza che sentiamo prima di prendere una decisione importante.

Quella che sembra essere la chiave delle relazioni sociali e interpersonali – e che alimenta il nostro sistema sociale così complesso e talvolta macchinoso – è l’uso delle “prime impressioni” sia in senso passivo dell’azione umana che in senso attivo.

Le impressioni sociali sembrano plasmare le interpretazioni che maturano in informazioni successive. Ma, i loro effetti, possono persistere anche se si scopre che l’impressione iniziale era falsa?

Questa distorsione – detta “errore di persistenza” – è stata sottoposta alla ricerca psicosociale attorno agli anni ‘70 e ‘80. Numerosi risultati hanno condotto alla cosiddetta “profezia che si autoavvera” prendendo in considerazione la creazione di un comportamento coerente con l’impressione iniziale.

Possiamo dire allora che sono le aspettative a predisporci verso la ricerca di una conferma delle nostre prime impressioni – che nascono da sensazioni recondite e profonde – provenienti dagli angoli più remoti della nostra mente. 

Dalla ricerca psicosociale, sono proprio le nostre impressioni che possono creare comportamenti conformi. Quindi le aspettative che una persona nutre nei riguardi di un’altra fanno sì che quest’ultima agisca in modo da confermare tali aspettative; così siamo in presenza di una “profezia che si autoavvera”. 

Ma è dunque in questo modo che persino le nostre “silenti” opinioni possono manifestarsi nei nostri atteggiamenti così da influenzare gli atteggiamenti altrui?

Per questo approfondimento riportiamo uno studio famoso tra gli psicologi sociali che mette in primo piano l’atteggiamento di alcuni insegnanti in rapporto all’andamento scolastico dei loro alunni. 

Lo studio di Rosenthal e Jacobson è stato denominato “effetti dell’aspettativa sull’individuo”. I due psicologi Rosenthal e Jacobson, a partire dagli anni ’70, hanno studiato in che modo le prestazioni degli studenti possono essere influenzate dalle aspettative degli insegnanti. 

Si è dimostrato che le aspettative positive influenzano le prestazioni positivamente; mentre le aspettative negative influenzano negativamente le prestazioni. 

Rosenthal e Jacobson descrissero questo fenomeno come “effetto Pigmalione”. 

Ma chi era Pigmalione? Pigmalione – nella mitologia – era il re di Cipro e un abile scultore, che si era innamorato perdutamente di Galatea, una delle sue statue più belle. Pigmalione considerava quest’opera, per la sua perfezione estetica, al di sopra di ogni donna reale e sognava che si potesse animare. Secondo la letteratura classica, un giorno Pigmalione pregò con fervore Afrodite e terminata la preghiera, Galatea prese vita.

Ma per quale motivo questo racconto mitologico fa anch’esso parte della definizione data a “l’effetto Pigmalione”?

L’effetto Pigmalioneè un fenomeno di suggestione psicologica

La percezione positiva che un bambino può “sentire” da parte di un insegnante nei suoi confronti, diventa stimolo propositivo al miglioramento, anche se la percezione è indotta e non del tutto vera. 

L’effetto che ne scaturisce è che le persone tendono a soddisfare l’immagine che gli altri attribuiscono a loro; soprattutto se è un’immagine positiva. 

Tornando al mito, Pigmalione, aveva riposto le sue aspettative in Galatea – fortemente volute e condizionanti – tanto che alla fine la vita stessa prese forma in lei.

Possiamo dire così, che sono le speranze e le “approvazioni” che fanno crescere la consapevolezza di “valere”, come anche la stima riposta nelle proprie capacità e nei propri desideri che in qualche modo spingono la mente umana a trasmettere un’energia concorrente. L’individuo è indotto così a intraprendere la strada della sua Verità.

Come è stato tradotto l’effetto Pigmalione nell’esperimento ideato da Rosenthal e Jacobson? Cosa accade all’interno dell’aula scolastica?

In un primo momento, gli psicologi hanno comunicato il nome di alcuni bambini della classe ad alcuni insegnanti, in tono positivo, marcando il fatto che avevano ottenuto punteggi elevati al “Harvard test of Inflected Acquisition”. In realtà, questo test non esiste e i nomi dei bambini sono stati scelti in maniera casuale rispetto al gruppo. 

I due professionisti hanno previsto di misurare il QI ai bambini prima dell’avvio dell’anno scolastico, e poi hanno lasciato che il tempo e le aspettative degli insegnanti facessero il loro dovere. Un anno dopo è stato riproposto il test del QI ai bambini e si è potuto osservare che, gli studenti indicati agli insegnanti come “promettenti”, avevano migliorato nettamente il loro QI rispetto al resto dei loro compagni di classe.

Il tempo ha agito sulla base di un atteggiamento interiore che ha reso conforme l’aspettativa iniziale. 

In pratica, i bambini che erano stati dichiarati “promettenti”, si sono sentiti tali ed il loro atteggiamento nei confronti del dovere scolastico era chiaro. La percezione si rendeva trasparente nelle menti inconsapevoli dei bambini tramite l’atteggiamento interiore delle insegnanti. La consapevolezza delle insegnanti – di chi erano i bambini “promettenti” – ha condizionato la relazione facendo sì che i bambini considerati tali crescessero anche in merito alle loro aspettative personali. 

La relazione “condizionata” delle insegnanti incrementava nei bambini “promettenti” il desiderio di migliorarsi perché si sentivano in grado di poter “riuscire” nei compiti.

Questo ha dimostrato, indistintamente, che più nei bambini si trasmette quel senso di benessere, di guida “capace” e più quei bambini si sentono tali; in grado di “saper fare” perché non c’è bambino che non sia “capace”. 

Ogni bambino diventa un adulto e il grande compito di chi elargisce la Conoscenza dovrebbe poter “far sentire” quel bambino un adulto “capace”.

Questo studio psicosociale ha messo in luce ed approfondito un tema interessante; di come far crescere l’autostima. 

Combattere la mancanza di autostima andando all’origine di quell’aspettativa iniziale, potrebbe essere un aspetto su cui lavorare per costruire nei bambini, giovani e anche negli adulti, in certi momenti della vita, una maggiore auto-considerazione.

Crediamo di più nei nostri bambini, ragazzi, così che anche loro possano credere davvero sempre più in loro stessi. 

Bibliografia di riferimento 

  • https://www.psicosocial.it/effetto-pigmalione/
  • https://www.stateofmind.it/2016/02/effetto-pigmalione-esperimento/ 
  • Libro di testo “Psicologia sociale”, seconda edizione (ed. Zanichelli) di Eliot R. Smith e Diane M. Mackie (2004).

Testo elaborato da Lara Zanetti

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