Il fenomeno della “cecità al cambiamento”

Cecità Al Cambiamento

Anni fa, mentre frequentavo il liceo delle Scienze Sociali, ho trascorso assieme a un gruppo di bambini (della primaria) – in estate – un’esperienza di stage. 

Ricordo un’esperienza di laboratorio didattico e creativo dove parlavamo di magia e di illusione visiva per far comprendere ed introdurre il tema dell’attenzione. Le assistenti mostrarono al gruppo di bambini un video con un gruppo di persone che si passavano tra loro due palloni da basket in continuo movimento all’interno di una sala. I bambini erano stati invitati a contare il numero di passaggi col pallone, nel frattempo un uomo travestito da gorilla camminava in mezzo ai giocatori. 

Il filmato è stato mostrato una prima e poi una seconda volta; interrogando i bambini dopo la prima visione nessuno aveva notato il gorilla. Un bambino di 9 anni chiese meravigliato “ma perché non l’abbiamo visto il gorilla?”. Alla seconda visione del filmato tutti i bambini posero maggiore attenzione al gorilla intruso nel gioco. 

Osservando e ascoltando le riflessioni dei bambini mi resi conto di quanto il loro pensiero fosse in grado di rendere trasparente il concetto relativo all’attenzione.

Ciò che un bambino davvero mostra sempre – a una mente adulta – è la magia di vedere semplicemente la candida realtà, che noi – ormai diventati adulti – non vediamo più con quella chiarezza.

Ma è perché non ci impegniamo abbastanza? O il motivo è che crediamo già di vedere tutto ciò che è necessario davanti ai nostri occhi?

Sembra, quest’ultima, una domanda semplice, ma in verità la ricerca psicologica ci apporta diversi anni di studio anche a livello sperimentale.

Dunque in cosa consiste questa “cecità al cambiamento”? 

È un fenomeno percettivo che si verifica quando viene introdotto un cambiamento in uno stimolo visivo e l’osservatore non lo nota. È come se passasse inosservato; a meno che, questo stimolo visivo così “camaleontico” – come abbiamo visto nel caso dell’uomo travestito da gorilla – non lo si smascheri a livello consapevole (già dal principio). 

È proprio in quel momento che uno stimolo percettivo subentra nella nostra mente conscia. Diversamente non può accadere se quello stimolo visivo non lo rendiamo noto a noi stessi. Questo perché l’attenzione umana è selettiva per sua natura.

Grazie allo studio del fenomeno di “cecità al cambiamento” si è giunti a una riflessione che vedeva la scarsa capacità delle persone di rilevare i cambiamenti, sostenuta per meditare sui limiti fondamentali dell’attenzione umana. 

La “cecità ai cambiamenti” è diventata un argomento molto ricercato e alcuni studiosi hanno sostenuto che potrebbe avere importanti implicazioni pratiche addirittura in aree come la testimonianza di testimoni oculari e le distrazioni durante la guida.

Ma perchè si verifica questo fenomeno?

Innanzitutto sembra che il nostro cervello in alcuni momenti della giornata – forse per motivi personali – per rumori e distrazioni esterne – si sente stanco di essere sempre lui a dover essere il “diligente scolaro” attento e minuzioso; ma è anche possibile che forse voglia solo prendersi un momento di pausa dalla vita frenetica e dagli stimoli che il suo stesso ambiente gli propone costantemente. Ma quando si sente rilassato, che cosa fa il nostro cervello?

È risaputo e possiamo dire semplicemente che si riposa? Lasciarlo riposare un po’ è utile così può ritrovare le sue forze; come dire che soltanto in questo modo la sua – cioè la nostra capacità di osservazione – dopo migliora.

Dire però che il nostro cervello non è “pigro” (per natura) ma è solo stanco – e forse un po’ svogliato – e sente di doversi riposare per un po’, non è del tutto corretto. 

Infatti, se consideriamo che questo fenomeno – “change blindness” (“cecità al cambiamento”) – consiste nell’incapacità di notare consapevolmente alcuni cambiamenti rilevanti nella scena (quando questi hanno luogo assieme ad altri eventi visivi di disturbo), ciò, ci spiega il motivo per cui i bambini hanno messo a fuoco solo nella seconda visione la presenza del gorilla intruso. 

Infatti i bambini hanno posto maggiore attenzione sempre in modo selettivo – ma in modo diverso – su un oggetto differente (il gorilla) rispetto al compito dato nella prima visione (che consisteva nel contare il numero di passaggi dei palloni). 

Emerge in modo evidente che è l’attenzione, il fattore che consente la percezione di un cambiamento nella scena. Se non vi è “attenzione focalizzata” sulle parti dell’immagine che cambiano, i soggetti rimangono come ciechi di fronte al cambiamento. Viceversa, se nell’esplorazione della scena l’attenzione viene rivolta alle parti che mutano, il cambiamento risulterà evidente, sorprendendo così i soggetti che, in precedenza, non l’avevano rilevato.

Quindi, il fenomeno “change blindness”, si rende palese quando sia la focalizzazione attentiva che la rilevazione del cambiamento “in corso”, non sono richiesti contemporaneamente, nemmeno inconsapevolmente; perché ricordiamoci che, all’inizio, il compito era unicamente limitato al conteggio e non era presente – fin dall’inizio – il compito di individuare il cambiamento stesso ovvero “il gorilla”.

Le neuroscienze si sono occupate anche di osservare questo fenomeno al fine di approfondire le problematiche legate a disturbi come per la sindrome di Asperger, dove l’attenzione è selettiva in maniera però molto diversa. Nello specifico i dettagli – a livello percettivo e visivo – vengono raccolti in modo minuzioso senza apparente cecità. 

È evidente quindi che i bambini quando osservano (e anche noi adulti) è come se usassero una lente di ingrandimento, che orientano di volta in volta in base al focus attentivo – tralasciando dettagli o elementi che potrebbero anche essere importanti – ma che rappresentano il fenomeno “change blindness”. Al di fuori della lente non si vede il cambiamento.

Tornando al nostro cervello, – a volte ipersollecitato e pigro o stanco – esso, deve attivare una sorta di “risparmio energetico” (a livello cognitivo), che viene messo in atto per razionare le energie cognitive – a livello mentale – di fronte ad un qualsiasi sforzo attentivo.

Bibliografia di riferimento

Testo elaborato da Lara Zanetti

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