The Clever Hans e l’importanza di interpretare il linguaggio del corpo

Clever Hans

Il linguaggio del corpo – considerato non verbale – è un argomento di grande fascino che tutt’oggi riempie libri dedicati all’osservazione di quei, talvolta impercettibili, segnali che il corpo emana nell’ambiente in cui opera e dove anche la propria espressione motoria si rivela. 

Nel mondo più generale della psicologia è proprio il linguaggio non verbale l’indicatore più affidabile attraverso il quale si comunicano:

  • i sentimenti
  • gli atteggiamenti
  • le proprie emozioni

Si potrebbe dire che dal mondo del “non conscio” la nostra coscienza si dichiara, esponendo il nostro “vero Io” nella vita di tutti i giorni. 

Ci sono stati anni durante i quali la ricerca psicologica ci ha dato risultati importanti nel campo della decifrazione del linguaggio non verbale, risultati di grande curiosità intellettuale.

Tuttavia dobbiamo considerare un elemento fondamentale: la scienza del linguaggio non verbale non è, purtroppo, una scienza esatta. 

Con questo si intende dire che falsificare il linguaggio del corpo è pressoché impossibile poiché dovremmo essere consapevoli, in ogni singolo istante, dell’attività di tutti i muscoli del corpo, compresi quelli facciali, ed esercitare su di essi un completo controllo.

Ma è proprio a causa di questo aspetto (impossibilità del controllo totale) che lo studio del linguaggio del corpo ci permette di penetrare nell’affascinante mondo dell’inconscio umano.

Per entrare nel vivo di questo argomento però, non parleremo di un essere umano ma, paradossalmente, di un grande cavallo tedesco di nome Hans.

The Clever Hans: Hans l’intelligente

Hans era un cavallo di proprietà di Wilhelm von Osten, un insegnante di matematica tedesco in pensione il quale lo acquistò nel 1900 con l’intento di educarlo. Cosa che fece per ben quattro anni, con estrema gentilezza nei confronti dell’animale, prima di organizzare la prima dimostrazione pubblica delle doti acquisite da Hans. 

Osten, aveva insegnato ad Hans a eseguire operazioni matematiche, a scandire il tempo, a differenziare i toni musicali e addirittura a leggere e comprendere il tedesco!

A causa del grande interesse suscitato dalle abilità di Hans, fu nominata una commissione d’indagine formale sulle presunte doti intellettive dell’animale.

Nel 1911 lo psicologo Oskar Pfungst sottopose dunque Hans a una serie di prove, effettuando vari test con le seguenti varianti:

  • isolando il cavallo e l’addestratore dagli spettatori, così da evitare intuizioni che potessero derivare dalla presenza del pubblico;
  • venivano poste domande da persona diversa dal padrone del cavallo;
  • venivano utilizzati dei paraocchi per Hans, che consentivano di focalizzare la sua attenzione alla sola persona che rivolgeva le domande;
  • infine, per porre le domande, venivano utilizzate persone che non conoscevano le risposte.

Alla fine delle prove, lo psicologo, registrò i seguenti fatti:

  • il cavallo rispondeva correttamente, qualunque fosse la persona che poneva le domande;

ma non rispondeva esattamente:

  • quando la persona era fuori del suo campo visivo;
  • e quando la persona ignorava la risposta alla domanda.

Lo psicologo giunse alla conclusione che Hans, il cavallo, reagiva agli stimoli visivi del linguaggio corporeo di Osten, il suo padrone, riuscendo a cogliere le involontarie modifiche posturali ed espressive che intervenivano nel corso degli esperimenti.

Lo psicologo dimostrò perciò che Hans non era in realtà capace di operazioni mentali, ma che, osservando la reazione non verbale dell’addestratore, rispondeva direttamente (indicando o battendo con il proprio zoccolo) a tali segnali involontari; riuscendo in questo modo a risolvere i problemi che gli venivano sottoposti.

Dunque, durante gli esperimenti, ciò che era significativo dal punto di vista percettivo per l’animale, furono le modifiche comportamentali inconsce della persona che gli rivolgeva i quesiti.

In conclusione, ciò che alla fine ci rimane – di scientifico – di questa vicenda, furono proprio gli studi che dimostrarono che Hans captava le “informazioni” che gli erano trasmesse inconsciamente dal suo proprietario W. V. Osten, in corrispondenza della risposta giusta.

Da allora si definì “effetto Clever Hans” – effetto Hans l’intelligente – una prestazione in apparenza eccezionale di un animale, che viene in realtà condizionato da stimoli datigli dall’uomo.

Hans tuttavia era un cavallo intelligente e le sue abilità erano reali. Osten fece spettacoli in tutta la Germania e la fama dell’abilità di Hans raggiunse anche l’America. Hans è vero che non conosceva la matematica come avrebbe potuto conoscerla un essere umano, ma sapeva interagire nel modo migliore per lui. 

E gli animali – intelligenti – quindi, lo sono davvero. 

In modo analogo, si può dimostrare che anche negli esseri umani la sottile capacità di comprendere istintivamente i segnali del corpo altrui (da parte del nostro inconscio) guida le nostre risposte a seguito di uno stimolo che ci proviene dall’interlocutore.

Una riflessione, perciò, che potrebbe sorgere spontanea dalla vicenda di Hans è: “Un segnale che è invisibile alla nostra parte conscia ciò non di meno può essere efficace nel determinare un comportamento reattivo (da parte nostra)?

Sembra che una possibile risposta a tale quesito sia che è anche negli esseri umani che questa sottigliezza psicologica di comprensione dei segnali del corpo altrui dialoga in moto costante con il nostro inconscio. Questo dialogo perciò può viaggiare su onde di energia davvero impercettibili alla nostra mente cosciente? E il loro essere invisibili all’occhio umano e animale rende queste “informazioni” percettibilmente sensibili?

Bibliografia di riferimento:

Testo elaborato da Lara Zanetti

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