Il simbolo della rinascita: la fenice

Post Fata Resurgo “Dopo la morte torno a rialzarmi “

E’ questo il motto latino della Fenice, nota ai più come Araba Fenice o Uccello di Fuoco. L’Araba Fenice è un uccello mitologico noto per la “leggenda” di rinascere dopo la morte, dalle sue stesse ceneri.

Infatti, l’Araba Fenice rinasce dalle proprie ceneri, le quali formatesi dall’esplosione di essa contengono o l’uovo che la rigenera o la Fenice stessa.

L’Araba Fenice ha l’aspetto di un’aquila reale con il piumaggio color d’oro nel collo, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee. Le ali sono in parte d’orate e in parte color porpora, ha lunghe zampe e due lunghe piume (una rossa/rosa e una azzurra) che le scivolano morbidamente giù dal capo, e un lungo becco affusolato.

Simboleggia non solo l’eternità dello spirito ma anche tutte le morti e le rinascite che l’uomo compie in vita, dando così una possibilità all’evoluzione di esso. L’evoluzione deriva sempre da una comprensione, la quale porta ad un scelta cosciente e non indotta dalle esigenze emotive od educative.

Morire e rinascere in vita significa abbandonare per scelta determinati atteggiamenti, azioni, situazioni e modi di pensare, poiché danno sempre lo stesso risultato.

La Fenice, sembrerebbe vivere per un tempo pari a 500 anni per poi preparare il nido con spezie ed erbe aromatiche morendo poi per autocombustione sbattendo ritmicamente le ali, cantando il suo inno al sole.

Finito di ardere, dalle sue stesse ceneri, risorge giovane e forte. Ecco perché simbolo di immortalità e resurrezione dopo la morte. La mitologia associa alla Fenice il numero 71 in quanto il 7 rappresenta le ceneri, quindi la fine, mentre il numero 1 è simbolo di inizio, di vita nuova.

La narrazione del mito varia in base al contesto geografico e storico-culturale, ma ciò che accomuna tutti è l’immortalità dello spirito.

Parliamo anche di tutte le morti e le rinascite che l’uomo compie nel corso della sua vita. In vita, morire e rinascere, altro non è che la capacità di abbandonare schemi pre-costruiti, abbandonare modus vivendi errati, atteggiamenti, azioni, situazioni e modi di pensare che influenzano negativamente il nostro quotidiano.

Risorgendo dalle proprie ceneri, dopo la morte, significa avere la capacità di fronteggiare positivamente le avversità scavando nel proprio IO per tirare fuori le risorse che a volte non sappiamo di avere. Tutto questo non è altro che ciò che la psicologia identifica con la resilienza.

Nel momento in cui l’uomo sente l’esigenza di crescere, gli impulsi lo portano a rotture con ciò che è vecchio e statico, per accedere al nuovo ed affrontare una nuova crescita.

L’immobilismo dell’uomo infatti, fa parte della sicurezza che si è creato nel suo territorio e che non vuole abbandonare.
L’uomo per vivere in sicurezza agisce sempre nello stesso modo e con routine, lo spirito dell’uomo invece lo porta a rompere schemi e situazioni per conoscere ed evolversi.

Crescere costa fatica e lavoro su di sé, aumentare la propria consapevolezza spesso significa anche vedere cose e quindi comprendere situazioni e meccanismi prima sconosciuti.

La morte intesa come distruzione dei vecchi attaccamenti egoici, causati da un io degenerato dagli istinti e dal condizionamento.
Questo è un processo d’obbligo per l’iniziato ai misteri dello spirito, poiché crea lo spazio per accogliere e coltivare un io sano che collabora con lo spirito.


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